sabato 6 agosto 2016

La 500 spiaggiata.




Spesso mi trovo a passare dal lungomare Cristoforo Colombo (quello di Villagrazia di Carini per capirci). E’ un luogo, per me, di grande interesse, dunque lo percorro sempre molto lentamente, per non perdermi nessuno di quegli scorci che puntualmente questo pezzo di costa dannato ogni volta mi concede. Oggi, io ed Eliana procedevamo un po’ più distratti del solito: l’ora era tarda, la luce non un granché ed il caldo insopportabile. Ad un certo punto ci accorgiamo di un auto spiaggiata, come se fosse una balena morente. Ci fermiamo, guardiamo attentamente la scena e ci rendiamo conto che si trattava senza alcun dubbio di un auto rubata e spogliata di tutto: motore, sedili, copertoni, cerchi, volante. Decidiamo immediatamente di chiamare i Carabinieri e segnaliamo la cosa alle forze dell’ordine. Intanto attorno a noi pochi bagnanti, che fino a quel momento si erano comportati come se si fossero trovati su una spiaggia vergine di qualche sperduta isola, ci guardavano straniti dal fatto che stessimo perdendo del tempo per quell’auto spiaggiata e, soprattutto, per quell’auto spiaggiata non nostra. Ci guardavano da lontano, come spaventati dalla possibilità che, avvicinandosi, potessero essere coinvolti in qualche modo in qualcosa in cui non volevano essere coinvolti. Immobili, con le mani sui fianchi ci scrutavano, come se per colpa nostra si fosse svelato che quella che per loro era una spiaggia vergine ed immacolata è in realtà una discarica lunga 5,6 Km. Non mi piacciono i cliché, i luoghi comuni e neanche fare di tutta l’erba un fascio, ma troppo spesso scorgo nello sguardo e nell’atteggiamento di troppe persone di ogni età ed estrazione sociale, una mentalità che non mi fa sperare bene per il futuro di questa terra. Oggi ho avuto paura non perché stessi correndo un pericolo, ma perché quegli sguardi facevano sentire strani noi che stavamo facendo una cosa normale e normali loro che facevano il bagno nell’immondizia. 
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