martedì 1 aprile 2014

L'anti-Piero è in Alta Badia


















A volte incontri persone come Piero che ti buttano giù (vedi post insonnia d'orgoglio), altre volte, nei luoghi e nelle circostanze più inattese, incontri persone come Guido che invece ti ritirano su e ti danno la forza mentale per provare a cambiare le cose. Le persone come Guido non hanno bisogno di conoscere la tua storia, il tuo passato, le tue paure o le tue ansie. Loro sanno cosa dirti e in che momento, e non dicono ciò che vuoi sentirti dire. Il bello è proprio che ciò che loro ti danno è inatteso, inaspettato. Guido non è un santone, ma un semplice (si fa per dire) maestro di sci con la passione per la pittura, vicino ai 68 anni, di cui 50 come maestro e 40 come marito, con tre viti d'acciaio nella caviglia e tanto, tanto oro nel cuore. L'ho conosciuto qualche settimana fa quando, tirato per i capelli, sono stato portato a sciare in Trentino, a San Cassiano, in Alta Badia (andateci se potete, luogo meraviglioso). Non mettevo gli sci ai piedi da parecchi anni e non avevo idea di come il mio corpo avrebbe reagito. Ero preoccupato che, al solito, i cambiamenti accorsi al mio fisico negli anni scorsi (vedi post Villa Sofia 27 luglio 2007) avrebbero creato le condizioni per non godermi pienamente questa vacanza. Così ho deciso di prenotare una lezione con quello che da anni ormai è il maestro di mia sorella, Guido appunto. Una mattina ci incontriamo sulle piste e comincio a raccontargli del fatto che non scio da tempo, che il mio fisico è cambiato, etc... Lui mi guarda come se parlassi una lingua sconosciuta e mi dice: “e quale sarebbe il problema? Metti gli sci e andiamo”. E così è stato. Ho messo gli sci ai piedi e, dopo qualche minuto per riabituare il corpo a gestire il tutto, ho ricominciato a sciare come sciavo 10 anni fa. Così le lezioni le ho confermate per ogni giorno della settimana, ed ogni giorno Guido mi ha aiutato a superare la paura di non essere all'altezza della situazione, semplicemente agendo. Guido non è un incosciente che prende la gente e la butta giù da piste impossibili, ma un uomo da cui sono passate centinaia di persone con le mie difficoltà. Guido è un uomo normale, che sbaglia anche. Ad esempio dal secondo giorno ha cominciato a chiamarmi Mirko. Si confondeva perché, diceva lui, somiglio per sorriso e corporatura al figlio di un suo caro amico, Mirko appunto, detto “il cobra” per l'enorme tatuaggio che riproduce quel serpente su tutto il petto. Guido si dispiaceva per questa confusione, ma io mi sentivo rassicurato dalla sua non-perfezione. È un educatore che conosce molto bene la vita ed il suo lavoro, che ama profondamente ciò che fa (ce ne fossero di più come lui nei luoghi dell'educazione).
Io credo, comunque, che lui non sia conscio pienamente della sua influenza. Non credo che immagini che l'averlo incontrato mi abbia fatto mettere da parte tutti i “se” e i “ma” che mi tenevano lontano dal provare a rimettermi in forma. Sono tornato a Palermo rinvigorito, tonico nel corpo e nella mente. Dopo pochi giorni ero in piscina a nuotare, a portare avanti in acqua liquida quello che avevo cominciato sull'acqua in forma di neve.
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